Torino “enluminée”

Torino, si sa, non si rivela immediatamente. Non lo fa con i torinesi, figuriamoci con i Forestieri. Capita così che, il più delle volte, i tesori della città vadano cercati e scoperti. Succede, per esempio, quando si butta un occhio nei cortili oltre i portoni di qualche palazzo del centro. Succede quando, girando da una strada all’altra, la cortina di edifici lascia spazio al panorama del fiume, o delle montagne. Sarà forse il pudore, più che la diffidenza di cui troppo spesso veniamo tacciati, che ci spinge a nascondere il meglio di noi, in attesa che qualcuno venga a scoprirlo.
Tra i posti dove questa caratteristica diviene regola, certamente la Biblioteca Reale occupa un posto di rilievo.
Istituita da re Carlo Alberto, si trova al piano terra della manica di levante di Palazzo Reale, con ingresso sotto i portici di piazza Castello, proprio accanto alla cancellata del palazzo. Pur avendone già parlato, vale la pena ritornarci su.
Quando il Forestiero entra nella biblioteca, si ritrova subito in un mondo a parte. Lasciato alle spalle il caos della piazza, la grande aula disegnata da Pelagio Palagi lo accoglie rivelando parte delle sue straordinarie collezioni di disegni, stampe, volumi ed oggetti appartenuti alla famiglia reale.
Tuttavia, ciò per cui è famosa la Biblioteca Reale di Torino è proprio ciò che non si vede: in particolare, mi riferisco al celebre autoritratto di Leonardo ed il suo Codice sul volo degli uccelli. Oltre a questi, si conservano qui disegni di Botticelli, di Perugino, di Zuccari, di Tiepolo, dei Carracci, di Rembrandt, di Van Dyck, di Duerer, di Poussin, cui si aggiungono, tra gli altri, i ricchissimi codici miniati quattrocenteschi.
Questi capolavori, rarissimamente esposti al pubblico, sono custoditi dal 1998 all’interno della biblioteca stessa, in un caveau costruito appositamente per proteggere questi preziosi e delicati lasciti. Per queste ragioni, quando si presenta l’occasione di poter scoprire più da vicino le collezioni del caveau, è un obbligo quasi morale approfittarne. I Forestieri e i torinesi potranno farlo a partire da questa sera, quando dalle 18 sarà possibile vedere con i propri occhi uno degli oggetti più preziosi della Biblioteca.
Si tratta del cosiddetto Leggendario Sforza Savoia, codice miniato risalente al 1476 e realizzato per il duca di Milano Galeazzo Maria Sforza – che proprio in quell’anno avrebbe trovato la morte, pugnalato il 26 dicembre sul sagrato della basilica di Santo Stefano a Milano – e la moglie Bona di Savoia.
Giunto nella Biblioteca nel 1841 dopo vari passaggi, è considerato uno dei capolavori della miniatura italiana del tempo.
Da domani e fino al 21 giugno sarà possibile scoprire il codice attraverso la riproduzione in fac simile, anche digitale, realizzata da Franco Cosimo Panini, per permettere al grande pubblico di penetrare i segreti di un’opera davvero mirabile.

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Questa sera, per inaugurare il tutto, sarà esposto l’originale, a partire dalle 18, con la solita conferenza stampa di incensamento delle varie autorità preposte. Stupisce in effetti che ad una mostra del genere siano concessi solo otto giorni, mentre altre esposizioni più o meno discutibili restino per mesi ad occupare spazio – oltre che suolo pubblico.
Proprio perché breve ed eccezionale, il Forestiero come il torinese deve andare alla Biblioteca, per scoprire un pezzettino di quella Torino che, nonostante i suoi sforzi, tende sempre a rivelare se stessa per ciò che è: una continua Illuminazione.