Leave the kids alone!

Oggi mi è capitato di uscire a fare un giro in centro (sì, a volte succede). Giornata gradevole, il sole, un po’ d’aria, le montagne in fondo alla strada. Un pranzo veloce da Defilippis, ultimo piano della Rinascente (www.pastificiodefilippis.com): mi piacciono un sacco i loro primi. Mi sono goduto i miei tortelli con vista su piazza CLN, in una calma del tutto irreale. Due passi a piedi su via Lagrange, attraversando piazza Carignano, un’occhiata alla vetrina della libreria Luxemburg, e sono di nuovo in piazza Castello: decido che il caffè me lo prendo alla caffetteria di Palazzo Reale, ricavata dall’antico ufficio di frutteria di Sua Maestà al piano terra -c’è un comodo accesso anche da piazza San Giovanni, dietro il campanile del duomo. Mi siedo e mi godo il mio caffè con la mia pastina, sfogliandomi in santa pace l’ultimo Vanity Fair. Ecco.

Perché tutto questo bisogno di quiete? Da cosa sto più o meno consapevolmente scappando, cercando rifugio nei luoghi che amo?
Si dà il caso che ci si trovi in un particolare periodo dell’anno in cui Torino, improvvisamente, si trasforma. No, non è la primavera appena iniziata, anche se in qualche modo c’entra. Dalla metà di marzo circa Torino diviene una città turistica, mèta di pellegrinaggi dei Forestieri ancora da Illuminare cui il blog è dedicato. Nulla di male in tutto questo, anzi! Non posso che gioirne.

Tuttavia..

Tuttavia, uno dei primi segnali, come la nausea per la gravidanza, del cambio della muta per la città è l’improvvisa comparsa di mandrie di ragazzini che transumano, senza una vera direzione o destinazione, per il centro.

(foto tratta da http://www.flickr.com/photos/jenelesaispas)

Per carità, io non ho nulla contro gli studenti delle scuole superiori. Nemmeno contro quelli delle medie o elementari, anzi: non posso che esser contento che vengano portati un po’ in giro ad allargare l’orizzonte delle quattro mura della scuola. Diciamo però che di solito cerco di tenermi alla larga, a meno che, chiaro, non si tratti di lavoro.
Uno dei pregi che ho scoperto nella vita universitaria è che, se non hai lezione, o non devi preparare un esame, e sei libero da qualunque impegno, puoi girare beatamente alle dieci del mattino per H&M in via Roma (un’attività a caso, s’intende) senza che un manipolo di sgraziate quindicenni intralci le scale mentre fruga tra le cianfrusaglie dell’ammezzato: compariranno solo dalle due, ora di chiusura delle scuole.

Quindi, per trarre le conclusioni, un consiglio per il Forestiero, anzi due:
– se ci si imbatte in uno di questi gruppi di adolescenti, puntare immediatamente nelle direzione opposta, con buona pace della scaletta che ci si era preparati per le visite della giornata
– continuare naturalmente a frequentare Torino nel meraviglioso tempo primaverile, ma non disdegnare anche i periodi giugno-agosto (chiusura estiva) e novembre-febbraio (letargo): i ragazzini se ne stanno a casa, e Torino è sempre incantevole.

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Da mettere nello zaino..

..ovviamente lo stretto indispensabile. Grazie al cielo non siamo sperduti nel deserto australiano, così che la città offre tutti i servizi di cui un essere umano abbia tendenzialmente bisogno. Tutto ciò che il turista in Torino dovrà portare nella sua capiente borsa da viaggio è: tempo. E’ inutile venire a Torino per un paio di giorni e poi, trovandosi spiazzato di fronte a tale ben di dio, uggiolare “ma io non immaginavo che ci fosse così tanto da vedere!”, il che dimostra una volta di più l’incapacità che noi bogia nen abbiamo nel comunicare col resto del mondo.
Quindi, armiamoci di pazienza, scarpe comode, viveri da passeggio. Potrebbe poi essere utile procurarsi una guida, oltre naturalmente al Forestiero. La bibbia? Questa:

Lei. Cinquecentotrentadue pagine di TUTTO; compresi quei dettagli che tutto sommato non vi interessano, qui ci sono. Magari è un po’ un tomazzo, però è un must per tutte le città. In mancanza della Rossa, l’editoria offre diverse (e ben più agevoli nonché economiche) pubblicazioni: Mondadori, EDT, ecc. Fate voi. E poi magari mi dite quella che preferite!

Blog 2.0

Ripartire da zero. Anzi, da due-punto-zero dopo il primo esperimento.
Il Forestiero illuminato fu una delle più popolari guide della città di Venezia nel corso del XVIII secolo, oltre che una delle prime nel suo genere nell’illustrare ai turisti le bellezze della città. C’è bisogno di dire altro? L’idea è quella di sfruttare la rete per dare informazioni utili e pratiche sulle bellezze dell’Augusta Torino. Un nuovo punto di vista da chi nell’ambito museale e culturale della città ci lavora e ci sguazza da anni. Non troppo originale come progetto? Vedremo cosa ne esce. Certo anche voi dovrete darmi una mano!

Dunque, se siete arrivati a Torino, già siete a metà dell’opera, ma è la metà che non ci interessa. L’unica cosa di cui dobbiamo preoccuparci ora è: cosa diavolo ci faccio a Torino?? Non era quella orribile città persa da qualche parte nella pianura padana, grigia, sporca, dove si parla una lingua incomprensibile? Quasi.

Potreste avere delle sorprese. In ordine, scoprire che:
– sì, Torino è nel nord Italia, precisamente a nord-ovest
– sì, Torino è stata ed è ancora una città industriale
– sì, a Torino si parla una lingua strana, che però non è il piemontese (rarissssimo) né il francese (ma perché poi?), ma è più simile al dialetto napoletano.
Fugati i dubbi sulla collocazione geografica e l’idioma, direi che abbiamo tutto l’occorrente per superare indenni il nostro soggiorno!