Il castello sulla collina

Ogni Forestiero che giunga in Torino venendo da sud, oltre a bestemmiare in cirillico se becca traffico sulla tangenziale che immette sulla rotonda Maroncelli, si imbatte nell’estrema propaggine della collina torinese, quella che i nostri antenati definivano forse un po’ troppo entusiasticamente la “montagna” di Torino, lambita dal Po che poco più in su si incontra al Sangone. Dando un’occhiata poco più su rispetto al corso del fiume si scorge un edificio imponente, massiccio, color mattone in contrasto al verde brillante della collina, appollaiato sulla costa a sentinella della zona. E’ questo uno dei simboli della città, che ti fa sapere di essere a Torino prima ancora di esserci, come Superga: è il Castello Reale di Moncalieri.

La storia del castello è lunga, e in parte ancora leggibile nella sua composizione strutturale. Originariamente costruzione difensiva della città di Moncalieri, città che nasce a seguito della distruzione di Testona ad opera dei Chieresi nel 1228, divenuta sabauda viene rifatta in castello intorno al 1460 per Iolanda di Valois, moglie del duca Amedeo IX che è divenuto beato evidentemente non per le sue abilità in campo politico, lasciando a lei il lavoro sporco. Il castello medievale sopravvive nelle torri cilindriche, che oggi movimentano la facciata principale, che definivano gli angoli del fortilizio. Rifatto per Cristina di Francia da Amedeo di Castellamonte intorno alla metà del Seicento, conserva tutt’oggi i lineamenti marziali castellamontiani, avendo superato indenne le fasi del barocco juvarriano e alfieriano.
Benché oggi il castello rimanga fuori dai canonici circuiti turistici torinesi, la storia di cui queste mure sono pregne è davvero rimarchevole. Il primo episodio degno di nota è quello riguardante la prigionia di Vittorio Amedeo II. Il vecchio re aveva abdicato nel 1730 in favore del figlio, Carlo Emanuele III, di cui però non aveva mai avuto particolare stima, né tantomeno affetto. Ci ripensò, e messi insieme alcuni fedelissimi tentò il golpe per riprendersi il potere, ma troppo tardi: Carlo Emanuele, probabilmente memore dell’atteggiamento paterno nei suoi confronti, lo fece imprigionare con l’accusa di alto tradimento prima al castello di Rivoli, e poi a Moncalieri, dove morì nel 1732 senza poter mai più rivedere il figlio.
Data la sua posizione dominante e le dimensioni, fu scelta da Vittorio Amedeo III per le villeggiature familiari che qui si protraevano dal 1 luglio al 15 dicembre, tutti gli anni. Nel 1785 vi morì sua moglie, Maria Antonia Ferdinanda di Borbone Spagna, madre dei suoi 12 figli; nel 1796 anche lui vi morì, dopo le penose vicende che avevano portato il Regno sull’orlo del crollo sotto i colpi dei francesi. Furono proprio i napoleonici a devastare la residenza tanto amata da questo re, installando nel castello un ospedale militare e saccheggiando gli appartamenti, smontando pezzo a pezzo la magnificenza di un castello che rivaleggiava con Venaria e Palazzo Reale. Fu Vittorio Emanuele I a ridargli importanza e splendore scegliendolo come prima residenza di Stato nel 1814, tornato dall’esilio napoleonico. Vi morirà dieci anni più tardi colpito anche lui dalla maledizione del castello, nel 1824, dopo aver abdicato tre anni prima a seguito dei moti rivoluzionari. Vittorio Emanuele II ci vide il posto ideale dove vivere, trasferendosi dal 1849 e commissionando il rifacimento degli appartamenti reali e del parco. Morta la moglie Maria Adelaide nel 1855 dopo l’ottavo parto, lui non vi farà più ritorno, nonostante qui si sia scritta una delle pagine memorabili del Risorgimento.
Le ultime due inquiline, madre e figlia, vi arrivarono anche loro sole e provate dalle vicissitudini della vita: Maria Clotilde, separata da Gerolamo Bonaparte che le era stato imposto per concludere gli accordi di Plombières, si ritirò qui in stato monastico dedicandosi alle opere di carità, guadagnandosi l’appellativo di Santa; Maria Letizia Bonaparte, sua figlia, finì qui senza soldi e senza casa dopo la morte di suo marito, Amedeo d’Aosta, fratello di sua madre. Morto nel 1918 di febbre spagnola anche l’unico figlio, Umberto conte di Salemi, trascorse il resto della sua vita nei ricordi della rivalità in stile e notorietà con Margherita, morendo lo stesso anno della regina, nel 1926, nella sua camera da letto, al piano terra del castello.

Letta in quest’ottica, la storia del castello rende il luogo ricco di un fascino melanconico che riecheggia nelle vie del centro storico medievale della cittadina che digrada fino alle rive del fiume.
Cosa rimane oggi di tutto questo? Non tutto, ma qualcosa c’è. Oggi i Forestieri devono fare i conti con la presenza del I Battaglione Piemonte dei Carabinieri, che hanno in uso il castello dalla fine degli anni ’40. Nel frattempo, le splendide sale di Vittorio Emanuele II e Maria Adelaide sono state colpite da un grave incendio nel 2008, rendendo così inaccessibile il torrione sud est. E’ possibile attualmente visitare le sale che furono usate in ultimo dalla principessa Maria Letizia, al piano terra della residenza, immergendosi così nel decadentismo di una donna e di una famiglia avviatisi ormai verso il tramonto.
Le visite si svolgono dal mercoledì alla domenica, dalle 10 alle 18, ogni ora: l’ultimo ingresso è alle 17. Visite guidate, durano circa 40 minuti. Il costo è di 5 euro per gli adulti, 3 euro fino a 18 anni, gratuito per i disabili. Non è valida la carta musei! Per ogni informazione, 366.599.28.61. Questo è il link alla pagina fb, più o meno sempre aggiornata. Dal 1 di luglio sarà poi anche possibile accedere al parco, per la prima volta visibile al pubblico: le visite qui si svolgeranno il sabato e la domenica. E se non ne avete abbastanza, il sabato mattina si può anche effettuare la visita al Real Collegio Carlo Alberto, una delle principali istituzioni della città e della Torino carloalbertina. Il castello è raggiungibile con il 67 direzione NEGRI (fermata Castello per farsi l’antico viale di accesso, o Caduti per la Libertà per farsi il centro storico) o il 45 (anche il 45B, ma questi sono SOLO feriali: fermata Stazione F.S.), da Mirafiori si può prendere il 39 che arriva direttamente in piazza Baden Baden, dove si trova la biglietteria del castello. Per i romantici, si può prendere il treno, direzione Cuneo o Savona. Se proprio volete venire in macchina, armatevi di tanta pazienza, e attendete fiduciosi l’Illuminazione.