Il Palazzo Reale di Torino

Tra tutti i musei di Torino, il Palazzo Reale è certamente tra i più negletti dai Forestieri, ma anche curiosamente dagli stessi torinesi, non si capisce se più per pigrizia o per quella damnatio memoriae che, nonostante la sabaudian renaissance degli ultimi vent’anni, ancora avvolge come una cappa la città ma soprattutto il resto della penisola.
Di sicuro, non invoglia a varcare la soglia il complesso sistema di accesso che regola le visite ai diversi appartamenti. Ma, in fondo, il Forestiero Illuminato serve anche e soprattutto a questo, quindi vediamo di capirci.

Difficile non notarlo quando si arriva su piazza castello; eppure c’è ancora chi crede che sia lui, il castello della piazza, ignorando che il castello ce l’ha alle spalle, ed è quello che noi tutti chiamiamo Palazzo Madama (perché è così che si chiama).
Oggi noi definiamo Palazzo Reale l’edificio che si apre su piazzetta reale e limitato dai due torrioni, cui si aggiungono le altre tre maniche che chiudono il quadrato del cortile interno. In realtà, storicamente il Palazzo Reale comprendeva anche la manica oggi detta dell’Armeria Reale (dove si trova anche al piano terra la Biblioteca Reale), proseguendo lungo una sezione di galleria che lo metteva in comunicazione con Palazzo Madama, mentre un’altra galleria girava perpendicolare a questa e lì trovavano posto le Segreterie di Stato, il Teatro Regio, la Zecca, la Cavallerizza, fino ad arrivare a metà circa dell’attuale via Po; tornando in piazza castello, a sinistra del Palazzo si inserisce il Palazzo Chiablese, mentre sui resti del teatro romano sorgeva il cosiddetto Palazzo Vecchio, il primitivo Palazzo di San Giovanni scelto da Emanuele Filiberto come residenza una volta stabilita la capitale a Torino nel 1563. Al suo posto l’architetto Stramucci, alla fine dell’800, eresse la Manica Nuova, parallela a via XX settembre.
Era quindi un complesso che andava dalle Porte Palatine a via Verdi, abbracciando tutto il quadrante nord orientale della città, eretto in tempi e modi diversi, testimone di tutta la storia di Torino.
Ora, negli ultimi anni ha preso corpo l’idea di istituire un percorso museale interno al Palazzo che integri però anche i musei che attualmente fanno (e in futuro faranno) parte di questo complesso: Armeria, Biblioteca, Museo di Antichità e Galleria Sabauda, ricostituendo così in parte l’unità delle collezioni sabaude che Carlo Alberto aveva contribuito a rendere pubbliche. A questi dovrebbe aggiungersi anche il Palazzo Chiablese, ma non ci metterei la mano sul fuoco.
In tutto questo marasma di informazioni, i poveri Forestieri che varcano il portone di piazzetta reale, che possono fare?
Attualmente, i percorsi sono numerosi.
In tutti i giorni di apertura del Palazzo, si potrà visitare in santa pace con visita libera parte degli appartamenti reali del I piano, che comprendono, dalla primavera di quest’anno, anche l’Armeria Reale.
Dopo il giretto, si potrà decidere di visitare anche il II piano, appartamento dei Principi di Piemonte; in questo caso però le visite sono solo accompagnate, ad orario, e non di domenica. Se capitate a Palazzo nel weekend, potrete aggiungere a questi anche il percorso stagionale che prevede le cucine con l’appartamento del piano terra detto di Madama Felicita. E se non ne avete ancora basta, gratuitamente è possibile visitare la mostra “Arnaldo Pomodoro. Il teatro scolpito”. Insomma, ce n’è. E per i più intrepidi, accanto alla biglietteria di Palazzo ve n’è un’altra, quella che permette di visitare la Galleria Sabauda, che attende da anni la definitiva collocazione nella Manica Nuova: per ora, 95 pezzi sceltissimi (da chi?) fanno bella mostra di sé al piano terra della Manica, accesso da via XX settembre.
Ricapitolando:
– I piano Appartamenti reali + Armeria Reale mar-dom visite libere 8.30-18.20, costo 8 euro
– II piano Appartamento Principi di Piemonte mar-sab visite ogni ora 9.30-17.30 (durata 40′ circa), costo 6,50 – fino al 1 dicembre –
– cucine + Appartamento Madama Felicita ven-dom visite ogni mezz’ora 9.45-12.15 e 14.15-17.45 (durata 40′ circa), costo 6,50 – fino al 9 dicembre –
– mostra Arnaldo Pomodoro mar-dom 8.30-18.20, ingresso libero e gratuito – fino al 25 novembre.
Un consiglio: cercate di visitare TUTTO quello che potete, difficilmente troverete un altro museo di questo genere. Secondo consiglio: vi prego, VI PREGO, fate un salto alla Galleria Sabauda, che è desolatamente vuota ma ha così tanto da dire, nonostante l’abbiano fatta a pezzettini.
Finite le visite, fate poi una sosta alla caffetteria del Palazzo, ricavata dall’ex ufficio di frutteria, dove nelle originali credenze sono esposti alcuni simpatici oggetti dalle collezioni: una sosta qui può essere più Illuminante di tante parole.

L’incubo del lunedì

La pioggia rende tutto più lento, e io stesso mi impigrisco tra il lavoro e mille altri piccoli impegni, mentre i Forestieri si aggirano per Torino bisognosi di un’Illuminazione che tarda ad arrivare. Perciò, rieccoci!
A questo proposito, è proprio il caso di dire che il lunedì è un giorno pessimo per i Forestieri. Chi arriva in Torino magari il sabato e conta di farsi un weekend allungato fino al martedì, si ritrova a zonzo per il centro davanti a saracinesche desolatamente serrate.
Voglia di cultura? Ma i musei sono chiusi.
Un giro per negozi? Il lunedì mattina sono chiusi (tranne H&M in via Roma, che è miracolosamente sempre aperto).
Librerie: chiuse. Taglio nuovo? Figuriamoci! E lunedì mattina è chiusa pure la Biblioteca Civica Centrale! La sera non possiamo nemmeno andare a teatro perché..sono chiusi.
E’ l’incubo del lunedì. Per me che lavoro dal giovedì alla domenica e quindi il lunedì è il mio primo giorno di “weekend”, è un mezzo disastro.
Come rimediare?
Diciamo che il lunedì diviene un problema solo se lo vogliamo noi: in realtà ci sono un sacco di cose che potremmo fare senza mai fermarci, anzi senza nemmeno riuscire a farle tutte.
Cominciamo dai musei: è vero che la maggior parte dei musei di Torino sono chiusi il lunedì, ma l’offerta è così ampia che quasi non ce ne accorgiamo.
Per esempio, se ci spostiamo un po’ dal centro -non troppo- e ci dirigiamo verso il Valentino, avremo modo di impegnarci già una mattinata. Come? Intanto con questo:
www.museodellafrutta.it

Si tratta di un museo che raccoglie la curiosa collezione di un personaggio di nome Francesco Garnier Valletti, che verso la fine dell’Ottocento riprodusse artificialmente qualcosa come un migliaio di specie diverse di pomi, alcune delle quali ormai sparite perché estinte. A questo si aggiunge poi una parte interessantissima sulla nascita e lo sviluppo del quartiere San Salvario come spazio di innovazione scientifica. Museo piccolo e imperdibile. Così come questo:
www.museounito.it/anatomia
Nello stesso edificio del precedente, ma con ingresso dall’altra parte dell’isolato, è quest’altro museo testimone degli studi di anatomia nell’Università di Torino nell’Ottocento, con modelli anatomici e quant’altro. Carlo Giacomini, che fu tra i principali protagonisti nella realizzazione dell’Istituto per gli studi di Anatomia dove oggi è il museo, donò il proprio scheletro e il cervello al museo stesso.
Giacomini avversava le teorie di Lombroso che associava i comportamenti dell’uomo alla forma del cervello. Per fugare i nostri dubbi e farci un’idea chiara di come stanno le cose, ci viene incontro un altro museo, quello di Antropologia Criminale “C. Lombroso”.
www.museounito.it/lombroso/default.html
E dove lo troviamo questo museo? Esattamente dove già siete. L’ingresso è lo stesso del museo di Anatomia.
Tutti e tre questi musei sono aperti dal lunedì al sabato, con orario 10-18, e accettano tranquillamente la carta musei, per quanto i costi di ingresso siano irrisori, nell’ordine di 3 euro.
Fatta questa scorpacciata di scienza, potremmo a questo punto fare un salto al parco del Valentino: ci aspetta lì il Borgo Medievale –www.borgomedioevaletorino.it.
Attualmente è un po’ un casino perché è in corso un cantiere che, se il cielo vorrà, gli restituirà un po’ di decoro (non che ora non sia decoroso, tutt’altro! Ma un po’ di lifting non può che fargli bene). Solitamente confuso con il Castello del Valentino (che non c’entra nulla perché è questo), si tratta di un’allucinazione in salsa medievale realizzata in occasione dell’Esposizione del 1884: parti di castelli piemontesi e valdostani furono copiate e assemblate in un grandioso pastiche che voleva richiamare le origini feudali di casa Savoia negli anni della costruzione del mito risorgimentale. Ah, nostalgia canaglia..
Qui trovate tutti gli orari e i costi per la visita, anche se in realtà il borgo è accessibile sempre liberamente, mentre Rocca e giardino hanno un costo di ingresso.
Finita la visita qui, non ci resta, se è bel tempo, che farci una bella passeggiata fino a corso Vittorio Emanuele II, che ci è segnalato sull’angolo di corso Massimo d’Azeglio da un monumento a questi dedicato. Lungo la passeggiata incontreremo il citato Castello, faremo una passeggiata per il giardino roccioso, godendoci sul Po la vista del Monte dei Cappuccini..
Io vi ho impegnato la mattina, per il pomeriggio credo possiate fare da voi. Tra chiese, negozi e tutto il resto la scelta è ampia. Sperando che non fosse proprio oggi il giorno che avevate scelto per rifarvi i colpi di sole!

Le Delizie della Corona

Quando si gira per Torino e piove, come in questi giorni, i Forestieri così come i torinesi possono simpaticamente usufruire dei chilometri di portici che si snodano lungo tutto il centro, da piazza Vittorio fino a Porta Susa, e risparmiarsi così noiose sessioni di docce forzate girando tra un museo e un caffè.
Che succede però se, oltre alla pioggia battente, ti becchi il capo di Stato in visita alla città per cui piazza Castello e l’intero centro vengono bloccati stile G8? E, come se non bastasse, la città fosse invasa da agguerriti no-TAV? La risposta è talmente naturale da sembrare banale: ovviamente stiamo a casa.
NO!
Il Forestiero è portato alla sfida, e più problemi gli si parano davanti, più si sentirà stimolato. Giusto? Bene.
Resta la domanda: che fare? Fortunatamente i Savoia, lungimiranti in questo, fornirono i dintorni della città di un sistema di residenze che tuttoggi sopravvive, ed è la salvezza di chi vuole scappare dalla città assediata.
La “Corona di delizie” è un circuito di residenze sorte nel corso del Sei-Settecento -alcune delle quali su edifici preesistenti- dove la corte poteva intrattenersi in attività ricreative di loisir quali la caccia, i giochi, le passeggiate nel verde. Tali sono:
– la reggia di Venaria Reale
– il castello di Rivoli
la palazzina di caccia di Stupinigi
il castello di Moncalieri
– il castello del Valentino
– la Villa della Regina

A queste si aggiungono, più esterne:
– il castello di Racconigi
– il castello di Agliè
– il castello di Govone
– la tenuta di Pollenzo
– il castello di Casotto

Ognuna diversa dalle altre, con storie particolari, vicende e vicissitudini che le hanno rese un unicum nel Vecchio Continente. Pian piano vedremo di parlare di ciascuna.
Non tutte sono visitabili, quindi prima di sbatterci per un’allegra scampagnata in quel di Pollenzo o arrampicarci su per le montagne alla ricerca di Casotto, vediamo di informarci per benino, magari anche attraverso il Forestiero Illuminato!
In ultimo, una doverosa menzione alle residenze che non ce l’hanno fatta ad arrivare fino a noi:
– il castello del Viboccone al Regio Parco, situato a nord est nella zona della confluenza della Dora nel Po, dove oggi sorgono il cimitero monumentale di Torino e la Manifattura Tabacchi, edificata al posto del castello per volere di re Carlo Emanuele III nel 1768 sui progetti dell’architetto Ferroggio
– il castello di Mirafiori, perso durante l’assedio di Torino del 1706, diede poi il nome all’attuale quartiere dell’estremo sud torinese, nonché a una delle fabbriche di un’azienda storica torinese molto importante (che non è la Lavazza, bravi).

Coffee? Yes please

Inzia il disgelo, e siamo già in primavera inoltrata. I ghiacci si ritirano e i turisti escono dal letargo, il sole splende sulla città sfatando così il mito che a Torino piova sempre (non scherziamo: quella è Milano. Noi al massimo abbiamo la nebbia padana e lo smog).
Da dove partire? Io direi dal caffè. Iniziare al mattino con una tazzina di (buon) caffè è la maniera migliore perché la giornata prenda subito una bella piega. “Mica siamo a Napoli!”: è vero, ma il caffè non è male e, come sempre in questa città, si possono avere delle sorprese. D’altra parte, Torino ha una tradizione piuttosto illustre di caffè e di Caffè nel centro storico, dove avremmo potuto incontrare Cavour o Avogadro da Fiorio, in via Po, o nella stessa via, al Vassallo, ora Nazionale, si davano appuntamento i fratelli d’Azeglio, Santorre di Santarosa e Carlo Alberto, al Caffè della Perla in Borgo Nuovo stava lunghe ore a leggere De Sanctis, e potremmo andare avanti le ore, ma il nostro caffè intanto si fredda. Quindi, dove andare?
Per ragioni più che altro sentimentali, il primo posto che mi viene in mente è questo:
Mulassano. Minuscolo e accoglientissimo caffè belle époque sito in piazza Castello sotto i portici lato via Po, vi troverete solo uomini a servirvi il caffè. Le paste sono stratosferiche. Per i più temerari (del portafogli) ci sono anche dei tavolini. I tramezzini hanno l’aria davvero invitante (non li ho mai provati), e l’aperitivo italiano è nato qui: loro ci mettevano il tramezzino, accanto si vendeva il Vermouth, prodotto dal signor Carpano che abitava in Palazzo Asinari in via Maria Vittoria (la foto è dal blog torino daily photo). Fatevi poi spiegare cos’è il quadrante in alto a sinistra – no, non è un orologio, quello è a destra.
Sempre per questioni di affetto (perché io al caffè ci voglio bene), in via Monte di Pietà – che è proprio vicino a piazza Castello, dietro via Pietro Micca – troverete la pasticceria Venier, che oltre a servire ottimi caffè produce anche delle paste assurdamente buone.
Lì vicino c’è poi il caffè Lavazza, in via San Tommaso, nella sede dove il signor Lavazza alla fine dell’Ottocento aveva la sua drogheria. Un must per Torino.
Una colazione più lunga? Al Caffè Convitto, in via San Francesco da Paola, dietro via Po, servono delle torte buonissime.
Gli altri li lascio scoprire a voi: Ghigo, al termine di via Po, il San Carlo nella piazza omonima, Platti in corso re Umberto, il bar Elena in piazza Vittorio, il Caffè Roma in piazza Carlo Felice.. Uno diverso al giorno e, a parte l’ulcera da caffè, ci si potrà ritenere alquanto soddisfatti!

Da mettere nello zaino..

..ovviamente lo stretto indispensabile. Grazie al cielo non siamo sperduti nel deserto australiano, così che la città offre tutti i servizi di cui un essere umano abbia tendenzialmente bisogno. Tutto ciò che il turista in Torino dovrà portare nella sua capiente borsa da viaggio è: tempo. E’ inutile venire a Torino per un paio di giorni e poi, trovandosi spiazzato di fronte a tale ben di dio, uggiolare “ma io non immaginavo che ci fosse così tanto da vedere!”, il che dimostra una volta di più l’incapacità che noi bogia nen abbiamo nel comunicare col resto del mondo.
Quindi, armiamoci di pazienza, scarpe comode, viveri da passeggio. Potrebbe poi essere utile procurarsi una guida, oltre naturalmente al Forestiero. La bibbia? Questa:

Lei. Cinquecentotrentadue pagine di TUTTO; compresi quei dettagli che tutto sommato non vi interessano, qui ci sono. Magari è un po’ un tomazzo, però è un must per tutte le città. In mancanza della Rossa, l’editoria offre diverse (e ben più agevoli nonché economiche) pubblicazioni: Mondadori, EDT, ecc. Fate voi. E poi magari mi dite quella che preferite!